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La Filosofia del Vino

Chiamato a moderare il dibattito, avevo con me fogli zeppi di citazioni sul vino, a opera dei più disparati poeti, scrittori, storici, religiosi, tanto per ricordare e ricordarmi che stavamo parlando di qualcosa di unico. E nello zaino portavo anche un libro che potrebbe rappresentare bene la voglia di conoscere che hanno gli studenti, il cui titolo rievoca l'epica classica di Virgilio, la storia del principe troiano Enea che, fuggendo da una città in fiamme, arriva dopo un lungo viaggio a toccare le sacre sponde dove poi sorgerà la città di Roma, destinata a dominare il mondo e a diffondere la cultura del vino in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il libro che avevo in mano a Palazzo Cicada, in una tiepida giornata di sole, nel giorno di San Martino, quando si aprono le botti e il mosto diventa vino, mentre i nostri ospiti inauguravano la cantina del teatro dello Zoli dando vita a racconti che ci arricchivano, si chiama Vineide. L'ho accarezzato in silenzio, come fosse un amuleto, senza farne menzione pubblicamente, nel momento in cui il prof. Leonardo Seghetti parlava del vino come passione, del viaggio che aveva fatto per arrivare ad acquisire la straordinaria cultura che stava condividendo con noi ascoltatori un po' ipnotizzati, incantati, pronti a volerne sapere sempre di più. In fondo anche la scuola è un viaggio, si sa dove si comincia ma non dove si va a finire. Il vino è come la scuola, una filosofia, cioè un amore per la sapienza, è un Dio del pantheon greco, è la grande Storia presa per mano, mille domande insieme. È la nostra essenza, perché noi stessi siamo una domanda. 

Come in un cerchio, quando l'incontro è finito, per ricominciare a viaggiare, sono tornato all'inizio di Vineide, all'introduzione intitolata “Piccole istruzioni per l'uso”, dove gli autori Giovanni Negri e Roberto Cipresso scrivono:

«Sangue di Dio, poesia della terra, fuoco divino, nettare celestiale, dolce ambrosia e cento altri modi con i quali gli uomini hanno battezzato il vino sono lì a dimostrare il suo straordinario potere. Il vino sale sull'altare, dà voce all'oracolo, crea feste, suggerisce miracoli, ispira riti, origina miti. Nessuna altra bevanda nella storia dell'uomo, nessuna, ha mai avuto un potere più forte, un'identità così unica, un'influenza tanto vasta. Il latte è più nutriente, il succo di altri frutti più dolce, l'acqua più necessaria e anzi indispensabile alla vita dell'uomo. Eppure né latte, né succo, né acqua possono lontanamente eguagliare il fascino e la forza del vino. Perché?»

Per saperne di più, i due autori ingaggiano un immaginario giornalista e lo spediscono, attraverso diversi secoli e molti paesi, a intervistare i più intriganti personaggi storici, ponendo loro un'unica, identica domanda: «Qual è il mistero del vino?»

Ne viene fuori un racconto straordinario, diviso in 26 capitoli o misteri del vino, dove ad ogni personaggio inventato viene collegato un vino reale da associare qui e ora.

Marilyn Monroe, Charles Baudelaire, Marco Polo, Karl Marx, Ramsete III, San Benedetto sono solo alcuni fra i nomi incontrati da questo giornalista senza nome, pavido, imbarazzato, ruffiano. Alla fine, il grande mistero del vino sta nell'essere uno specchio dell'uomo e della sua voglia di non essere solo, di aprirsi al mondo, di trovare una strada.

Un mistero, il vino, che ne contiene tanti.

Prof. Emiliano Saverioni